08/08/13

Chi ha paura delle donne libere?

 
Giorni fa ho avuto un grosso scontro con una mia amica. In poche parole si trattava di decidere se coinvolgere o meno in un progetto contro la violenza sulle donne, un'associazione che ha un grande impatto mediatico, ma che, a mio avviso, fa violenza sulle donne. Perché è inserita nel sistema patriarcale che è strutturalmente violento. 

Si tratta di una questione di principio molto importante: non ci si può alleare con chi, anche inconsciamente, sta nel sistema per cambiare il sistema in cui viviamo! 

Molto spesso, oltre all'opportunismo, in molti casi agisce la mancanza di conoscenza storica. In queste settimane sto preparando un intervento per un convegno su donne e cinema muto intrecciato con l'archeologia femminista. Inserire nel mio sguardo sul mondo che mi circonda nelle mie azioni ciò che leggo è fondamentale per riconoscere le dinamiche che stanno alla base della nostra società, passaggio fondamentale per poi anche solo pensare di osare il cambiamento. E limitare la sofferenza che molto spesso ancora troppe donne provano quando decidono di darsi la felicità. 

Proprio per questo motivo voglio condividere alcuni dei risultati delle ricerche di Nanno Marinatos, archeologa greca, sul passaggio da una società matrifocale, incentrata sul femminino, ad una decisamente patriarcale. Prendendo per esempio Artemide, Marinatos parla di un'involuzione dell'immaginario: Artemide passa da dea selvaggia a dea terribile e pericolosa. Non solo, le sue caratteristiche di verginità e non-maternità vengono intese come negative, poiché narrate come anti-maternità. Una donna priva di legami e senza prole diventa un mostro assassino divoratore di bambini, diventa un'orchessa, una strega. La paura verso ciò che non è controllabile – il femminile non procreativo come anticipatore della morte – provoca la rappresentazione del mostruoso. Non toccata dagli uomini e senza alcuna esperienza di maternità, la femminilità diventa pericolosamente potente. Perché biologicamente parlando la donna è più forte dell'uomo e se la sua potenza non viene canalizzata all'interno di un sistema sociale stabile, come la domesticità e la maternità, viene percepita come un eccesso di forza inaccettabile che deve essere esorcizzata. L'esorcismo si fonda sull'uccisione reale o simbolica della vittima per neutralizzare un pericolo: uccidere diventa “cosa buona e giusta” se la vittima è mostruosa. E date le parentele tra la donna “anti-materna” e il mostro, diventa cosa buona giusta sottomettere la potenza (la seduzione?) di un soggetto che si mostra come lo scacco della domesticità. Lo schema funzionale-razionale – ovvero il sacrificio per ottenere sicurezza – diventa uno schema biologico-narrativo che assume connotati culturali e dimostrativi e che nel corso dei secoli è diventato “naturale”. 

Quante violenza, quanta sofferenza dovremo ancora provare sulla nostra pelle, noi donne, prima di riuscire a svincolarci da tutto ciò? Quanto diventa importante, anzi fondamentale, il processo di impoteramento, di recupero delle nostre vere caratteristiche naturali, del rapporto con la natura, con la vita, per guarire, staccarci da questo sistema che ci vuole deboli, sottomesse, schi

1 commento:

Giuseppe Iacobaci ha detto...

Molto interessante.
È un piacere leggerti.
Temo manchi un pezzo del post (usi la app di blogger? faceva questo scherzo anche a me con i post lunghetti).