20/05/12

La politica delle donne – Ada Natali e il dissenso dal Patto Atlantico

Da ieri è un rincorrersi di notizie sulla bomba di Brindisi. Anche se una persona non avesse la televisione in casa (aspettando gli “approfondimenti” dei vari talk show da domani all'infinito) facebook si è riempito all'istante di foto, parole, pensieri in ricordo di Melissa. Ma soprattutto si è riempito di parolacce, minacce, associazioni mentali su chi possa essere stato il colpevole. Serpeggia il bisogno – espresso o inespresso – di trovare il colpevole, il capro espiatorio che possa portare via tutte le colpe e nello stesso tempo renderci immuni dal fatto di essere noi colpevoli. Certo non è mia intenzione scrivere che siamo tutti e tutte potenzialmente assassini e assassine, ma quanto male facciamo a chi ci circonda e anche a chi vive più in là del nostro sguardo quando non privilegiamo la relazione? Quando ci muovono gli interessi – più o meno giustificati – come possiamo pensare di creare relazioni sane? Quando solleviamo polemiche – molto spesso inutili – come possiamo essere sicuri e sicure che l'energia prodotta non faccia male a qualcuno o a qualcuna?

Proprio per questo motivo, aldilà delle polemiche che leggo ovunque e che cresceranno in modo esponenziale – voglio dare il mio contributo con un pensiero tratto dal primo numero dei quaderni “Storia delle Marche in età contemporanea” dell'Associazione di Storia Contemporanea dell'Università di Macerata. Tra i vari saggi mi ha colpito quello di Eleonora Marsili dedicato alla prima sindaca italiana – ADA NATALI -.

Ada Natali fece parte anche della prima legislatura e nella sua attività politica pose il problema della tutela delle donne che diventavano madri. Ciò che mi interessa condividere ora è il discorso tenuto il 16 marzo 1949 quando Ada Natali espresse la propria volontà di votare contro il Patto Atlantico. Non credeva alle parole del Governo che presentava il Patto Atlantico con scopi pacifici: lo considerava invece un patto di guerra che avrebbe sancito l'effettiva liquidazione dell'ONU, unica organizzazione per la collaborazione internazionale e la realizzazione della pace nel mondo.

“Signori, in nome delle donne da me rappresentate, in nome di tutti i bambini, di tutti gli umili e i semplici, non solo delle Marche ma di tutta Italia, io vi invito a riflettere su quanto state per fare! Grande è la vostra responsabilità; ascoltate il monito che a voi sale e da questi banchi e da tutto il Paese! L'umanità è stanca di dolori e di odio; non imbrancatevi in guerre fratricide; fate sì che il popolo italiano tenda la sua mano ai popoli di tutto il mondo, e cooperate alla felicità degli umili, dando pane, pace e lavoro! Ove questo voi non facciate, noi ci opporremmo con tutte le nostre forze a che il nostro Paese e gli altri paesi, ove si lavoro e si soffre, non siano nuovamente devastati dalla vostra guerra inutile e criminale”.

Queste parole che oggi potremmo applicare facilmente all'Unione Europea e a tutti i patti economici dissodate dall'oscurità in cui stanno riposando possono costituire una genealogia femminile utile alle donne che decidono di entrare nelle istituzioni per cambiare questo modello di potere individualistico e non relazionale che ci vendono come l'unico possibile e praticabile.

2 commenti:

nella ha detto...

Mi unisco senza alcun dubbio a quanto sopra scritto! Ragione da vendere...Certo , si fa presto a dirlo, ma a farlo?

Aurora Leigh ha detto...

ciao Nella :) grazie per il commento! certo non è così semplice praticare un modello alternativo, soprattutto quando quello in cui viviamo è nello stesso tempo così opprimente ma così diffuso e sostenuto. Però io sono convinta che l'agio è alla nostra portata, se rafforziamo il filo rosso che unisce tutte queste voci nascoste nel tempo e nello spazio :)