Aspettare si sa non piace a nessuno.
Può darsi che in questa epoca di simultaneità dover attendere sia un'imposizione percepita come vuoto da riempire.
Molto spesso quando viaggio porto con me un libro. Per lavoro leggo quindi è logico per me avere sempre un libro in borsa. E poi mi piace girare i fogli, prendere appunti, quindi la carta vince ancora sulla tecnologia.
A molte persone non sfiora neppure l'idea di portare un libro con sé. Eppure la lettura è uno dei modi per accedere alla cultura e per aiutarci a migliorare.
Così quando oggi ho letto questa notizia mi è piaciuta tantissimo e ho deciso di condividerla. Il sindaco di Grenoble ha deciso di riempire le pensile dei bus con dei distributori di racconti automatici e gratuiti lunghi tanto quanto il tempo d'attesa.
E' un'idea meravigliosa, una buona pratica che potrebbe essere copiata e adattata in base alle varie esigenze. A volte basta così poco per migliorare la nostra vita. E sicuramente la lettura è una di queste!
Io spero davvero che qualche amministrazione pubblica prenda spunto da questa notizia e che ci siano distributori di racconti ovunque!
15/10/15
Cercare un lavoro *femminista*
In questi giorni io e il mio moroso (uso questa parola consapevolmente perché ragazzo a 37 anni non è sostenibile e compagno è un termine troppo connotato politicamente) abbiamo deciso di convivere. Tutto perfetto se non fosse che abbiamo una casa e un lavoro a 450 km di distanza.
Uno dei due si dovrà spostare. E ha deciso di farlo lui anche per sperimentare la vita di città.
Rimane sicura la casa bisogna trovare un lavoro. Io del mio, da ricercatrice, ho esplorato in questi anni le contraddizioni e le onde che ti portano ad avere borse di studio con cui ti puoi pagare vitto e alloggio a Parigi e periodi in cui pare che non stai facendo niente perché non hai un'entrata fissa.
L'entrata fissa, tuttavia, fa parte della maggior parte delle mentalità e senza un processo di decostruzione attivo e guidato può risultare bersaglio facile in un attacco da parte di chi avrà anche un'entrata fissa ma ha un animo arido e una paura folle del cambiamento.
Così stiamo cercando lavoro per lui. Ed è un percorso di illuminazione su come stiamo nel mondo, su come il sistema capitalistico ci vuole. E su come noi rispondiamo a questa domanda.
Ieri ho letto un articolo interessante di Silvia Federici a proposito dell'economia femminista.
Questo articolo parla dei principi di una visione femminista dell'economia.
Principi molto diversi rispetto a quelli delle Commissioni Pari Opportunità istituzionali che troppo spesso sono Commissioni di Pari Opportunismo in cui si pensa di spartirsi la fetta di torta del potere e non a eliminare l'oppressione maschilista che da millenni tenta di impedire altri modi di pensare e che è strettamente legata al sistema liberista e capitalista.
Alcuni stralci possono invogliare alla lettura e al pensiero. Che poi diventa pratica e cambiamento:
Se hai una vita ricca dal punto di vista emotivo, con buone relazioni sociali, non ti perdi per una camicia. Il potere magico delle cose, è un potere che si può sviluppare solo su un deserto emotivo, un deserto sociale.
Dal Movimento Femminista Internazionale lanciamo la campagna Salario per il Lavoro Domestico perché interpretiamo il salario come una macchina che provoca disuguaglianza. In primo luogo, il divario salariale ha permesso l’invisibilità del lavoro domestico, che ha provocato una serie di sfruttamento del lavoro. In secondo luogo, l’ha naturalizzato perché l’ha mitizzato e ha creato gerarchie tra “retribuito” e “non retribuito”. Attraverso queste gerarchie si è prodotto un controllo indiretto delle persone “senza salario”. Da qui, i /le salariat* diventano datori di lavoro, controllori e supervisori del lavoro non retribuito. La gerarchia non è mai neutra: è il principio dello sfruttamento.
Trovo giusto integrare nella ricerca del lavoro per lui questi principi. Perché le nostre azioni individuali hanno un peso nel mondo e contribuiscono a dare o a togliere forza a un sistema!
Uno dei due si dovrà spostare. E ha deciso di farlo lui anche per sperimentare la vita di città.
Rimane sicura la casa bisogna trovare un lavoro. Io del mio, da ricercatrice, ho esplorato in questi anni le contraddizioni e le onde che ti portano ad avere borse di studio con cui ti puoi pagare vitto e alloggio a Parigi e periodi in cui pare che non stai facendo niente perché non hai un'entrata fissa.
L'entrata fissa, tuttavia, fa parte della maggior parte delle mentalità e senza un processo di decostruzione attivo e guidato può risultare bersaglio facile in un attacco da parte di chi avrà anche un'entrata fissa ma ha un animo arido e una paura folle del cambiamento.
Così stiamo cercando lavoro per lui. Ed è un percorso di illuminazione su come stiamo nel mondo, su come il sistema capitalistico ci vuole. E su come noi rispondiamo a questa domanda.
Ieri ho letto un articolo interessante di Silvia Federici a proposito dell'economia femminista.
Questo articolo parla dei principi di una visione femminista dell'economia.
Principi molto diversi rispetto a quelli delle Commissioni Pari Opportunità istituzionali che troppo spesso sono Commissioni di Pari Opportunismo in cui si pensa di spartirsi la fetta di torta del potere e non a eliminare l'oppressione maschilista che da millenni tenta di impedire altri modi di pensare e che è strettamente legata al sistema liberista e capitalista.
Alcuni stralci possono invogliare alla lettura e al pensiero. Che poi diventa pratica e cambiamento:
Se hai una vita ricca dal punto di vista emotivo, con buone relazioni sociali, non ti perdi per una camicia. Il potere magico delle cose, è un potere che si può sviluppare solo su un deserto emotivo, un deserto sociale.
Dal Movimento Femminista Internazionale lanciamo la campagna Salario per il Lavoro Domestico perché interpretiamo il salario come una macchina che provoca disuguaglianza. In primo luogo, il divario salariale ha permesso l’invisibilità del lavoro domestico, che ha provocato una serie di sfruttamento del lavoro. In secondo luogo, l’ha naturalizzato perché l’ha mitizzato e ha creato gerarchie tra “retribuito” e “non retribuito”. Attraverso queste gerarchie si è prodotto un controllo indiretto delle persone “senza salario”. Da qui, i /le salariat* diventano datori di lavoro, controllori e supervisori del lavoro non retribuito. La gerarchia non è mai neutra: è il principio dello sfruttamento.
Trovo giusto integrare nella ricerca del lavoro per lui questi principi. Perché le nostre azioni individuali hanno un peso nel mondo e contribuiscono a dare o a togliere forza a un sistema!
20/02/15
Contraddizioni e paradossi
Oggi è una giornata in cui sono arrivate varie illuminazioni.
Sembra che questo esilio parigino che mi fa tanto femminista radical chic mi doni continua lucidità.
A volte mi sembra che su facebook si possano condividere solo foto di bambini, matrimoni, gatti e che i discorsi sociali siano limitati alle cerchie di intellettuali - da cui io da sempre rifuggo.
Non capisco perché sia così difficile andare oltre l'invettiva e la polemica, che tanto non cambiano le cose. Pare non ci possa essere ragionamento, ma è comunque un luogo virtuale in cui la maggior parte delle persone passa molto tempo. Eppure ci si dibatte tra promozione dei propri libri, spettacoli, corpi etc etc ... e condivisione di notizie manco fossimo giornalisti dell'ansa.
Oggi ho pensato a molte contraddizioni e tanti paradossi che invadono la mia vita e le persone che mi circondano. E' un discorso annoso ma che bisognerà pur ritirare fuori se si vuole davvero cambiare questa società mica tanto civile (prima di guardare oltre frontiera).
"è e rimane scandaloso che persone che svolgono attività necessarie e fondamentali per l'umana convivenza siano sistematicamente tenute in stato di dipendenza economica, per esempio da quanti commercializzano beni totalmente superflui o vendono stupidissimi talk show o svolgono in qualche ufficio compiti amministrativi perfettamente inutili * [Ina Praetorius, Penelope a Davos]
Nella foto donne meravigliose reclamano la pensione per le casalinghe. ADORO la loro BALDANZA!
E penso proprio che la condivisione di questa baldanza possa generare energia positiva contro i soprusi!
Sembra che questo esilio parigino che mi fa tanto femminista radical chic mi doni continua lucidità.
A volte mi sembra che su facebook si possano condividere solo foto di bambini, matrimoni, gatti e che i discorsi sociali siano limitati alle cerchie di intellettuali - da cui io da sempre rifuggo.
Non capisco perché sia così difficile andare oltre l'invettiva e la polemica, che tanto non cambiano le cose. Pare non ci possa essere ragionamento, ma è comunque un luogo virtuale in cui la maggior parte delle persone passa molto tempo. Eppure ci si dibatte tra promozione dei propri libri, spettacoli, corpi etc etc ... e condivisione di notizie manco fossimo giornalisti dell'ansa.
Oggi ho pensato a molte contraddizioni e tanti paradossi che invadono la mia vita e le persone che mi circondano. E' un discorso annoso ma che bisognerà pur ritirare fuori se si vuole davvero cambiare questa società mica tanto civile (prima di guardare oltre frontiera).
"è e rimane scandaloso che persone che svolgono attività necessarie e fondamentali per l'umana convivenza siano sistematicamente tenute in stato di dipendenza economica, per esempio da quanti commercializzano beni totalmente superflui o vendono stupidissimi talk show o svolgono in qualche ufficio compiti amministrativi perfettamente inutili * [Ina Praetorius, Penelope a Davos]
Nella foto donne meravigliose reclamano la pensione per le casalinghe. ADORO la loro BALDANZA!
E penso proprio che la condivisione di questa baldanza possa generare energia positiva contro i soprusi!
05/02/15
Ispiriamoci dagli alberi
Uno degli aspetti che mi piace di più di Facebook è la possibilità di leggere notizie che ispirino la mia fantasia.
Certo potremmo trovarla in rete, ma a volte ci si perde in quella quantità enorme di notizie e quando il lavoro di ricerca è condiviso dalla comunità di amici - reali e virtuali - che frequentiamo ci si può imbattere in notizie che mai avremmo trovato.
Ecco qui allora la notizia che a Berlino hanno trasformato degli alberi in luoghi da bookcrossing
Mi ha colpito molto la semplicità e insieme l'efficacia di questa idea.
Come a dire possiamo replicarla ovunque.
Voglio aggiungere che un altro gesto bellissimo sarà la possibilità di abbracciare gli alberi che custodiscono i libri perché gli alberi sono fonte di energia pulitissima e a costo zero.
C'è tutto un significato simbolico dell'abbraccio a un determinato albero
Certo potremmo trovarla in rete, ma a volte ci si perde in quella quantità enorme di notizie e quando il lavoro di ricerca è condiviso dalla comunità di amici - reali e virtuali - che frequentiamo ci si può imbattere in notizie che mai avremmo trovato.
Ecco qui allora la notizia che a Berlino hanno trasformato degli alberi in luoghi da bookcrossing
Mi ha colpito molto la semplicità e insieme l'efficacia di questa idea.
Come a dire possiamo replicarla ovunque.
Voglio aggiungere che un altro gesto bellissimo sarà la possibilità di abbracciare gli alberi che custodiscono i libri perché gli alberi sono fonte di energia pulitissima e a costo zero.
C'è tutto un significato simbolico dell'abbraccio a un determinato albero
Il significato degli alberi secondo i Celti
Betulla: simbolo di rinascita, purificazione, conoscenza e purezza.
Ontano: simbolo di protezione spirituale e potere oracolare.
Salice: richiama gli aspetti lunari e femminili della vita e dell'ispirazione poetica.
Frassino: simbolo iniziazione e rinascita.
Biancospino: simbolo di purezza, viaggi interiori e intuizione.
Quercia: simbolo di potere, energia e sopravvivenza.
Nocciolo: invita alla meditazione, incoraggia saggezza interiore, intuizione, potere di divinazione.
Melo: d'aiuto quando si deve prendere una decisione importante.
Pruno selvatico: utile in caso di azioni forti, di influenze esterne a cui è necessario obbedire.
Sambuco: simbolo di vita e rigenerazione.
Ontano: simbolo di protezione spirituale e potere oracolare.
Salice: richiama gli aspetti lunari e femminili della vita e dell'ispirazione poetica.
Frassino: simbolo iniziazione e rinascita.
Biancospino: simbolo di purezza, viaggi interiori e intuizione.
Quercia: simbolo di potere, energia e sopravvivenza.
Nocciolo: invita alla meditazione, incoraggia saggezza interiore, intuizione, potere di divinazione.
Melo: d'aiuto quando si deve prendere una decisione importante.
Pruno selvatico: utile in caso di azioni forti, di influenze esterne a cui è necessario obbedire.
Sambuco: simbolo di vita e rigenerazione.
30/01/15
Bambole e soldatini
Ieri un mio amico di facebook ha condiviso questa filastrocca di Gianni Rodari
Semplice.
Dovrebbe essere altrettanto efficace.
Mi stupisco sempre quando nel periodo natalizio si fanno una serie di articoli sui giocattoli "di genere".
Perché alle bambine si regalano bambolotti che le educano a fare le madri?
Perché alle bambine si regalano cucine che le educano a fare le casalinghe?
Perché alle bambine si regalano Barbie e altre bambole che impongono loro un modello di bellezza?
Tutto condivisibile, perché imporre a qualcuno un modello è oppressione.
Ma con i bambini a cui si regalano caterve di soldatini come la mettiamo?
Non pensiamo davvero che le guerre fatte per gioco creino in loro un'attitudine alla guerra (reale o simbolica) una volta diventati adulti?
E allora la soluzione sarebbe che anche le bimbe giocassero ai soldatini, correndo il rischio di diventare virili, ma comunque contribuendo al sostegno di questa visione coloniale della vita?
Domina o sarai dominato?
A mio avviso vedo molte più implicazioni negative nell'educare alla guerra piuttosto che alla maternità.
Come ci ricorda Hannah Arendt "libertà non significa rendersi massimamente indipendente da tutto e da tutti, bensì che le creature possano partecipare al gioco del mondo con nuove pratiche, poiché con la loro nascita si è dato inizio a qualcosa si nuovo".
Forse la percezione di sé a partire dalla nascita, con una valorizzazione simbolica e reale della maternità e del nascere in relazione, potrebbe indurci a uno scambio incentrato sulla natività e sulla vitalità che ci accomuna.
Uno scambio capace di esaltare ciò che ci unisce e non quello che separa e che appunto perché separa è in grado di attivare guerre e relative giustificazioni.
Semplice.
Dovrebbe essere altrettanto efficace.
Mi stupisco sempre quando nel periodo natalizio si fanno una serie di articoli sui giocattoli "di genere".
Perché alle bambine si regalano bambolotti che le educano a fare le madri?
Perché alle bambine si regalano cucine che le educano a fare le casalinghe?
Perché alle bambine si regalano Barbie e altre bambole che impongono loro un modello di bellezza?
Tutto condivisibile, perché imporre a qualcuno un modello è oppressione.
Ma con i bambini a cui si regalano caterve di soldatini come la mettiamo?
Non pensiamo davvero che le guerre fatte per gioco creino in loro un'attitudine alla guerra (reale o simbolica) una volta diventati adulti?
E allora la soluzione sarebbe che anche le bimbe giocassero ai soldatini, correndo il rischio di diventare virili, ma comunque contribuendo al sostegno di questa visione coloniale della vita?
Domina o sarai dominato?
A mio avviso vedo molte più implicazioni negative nell'educare alla guerra piuttosto che alla maternità.
Come ci ricorda Hannah Arendt "libertà non significa rendersi massimamente indipendente da tutto e da tutti, bensì che le creature possano partecipare al gioco del mondo con nuove pratiche, poiché con la loro nascita si è dato inizio a qualcosa si nuovo".
Forse la percezione di sé a partire dalla nascita, con una valorizzazione simbolica e reale della maternità e del nascere in relazione, potrebbe indurci a uno scambio incentrato sulla natività e sulla vitalità che ci accomuna.
Uno scambio capace di esaltare ciò che ci unisce e non quello che separa e che appunto perché separa è in grado di attivare guerre e relative giustificazioni.
17/01/15
Charlie Hebdo (tanto ne parlano tutti)
Bene
E' arrivato il momento che anche io scriva qualcosa rispetto a ciò che è avvenuto a Parigi il 7 gennaio.
Visto che sono proprio qui a Parigi.
Visto che ci ho pensato molto.
Visto che ne parlano tutti e allora perché sottrarsi?
Non farò il riassunto di ciò che è successo, né tantomeno voglio schierarmi pro o contro illuminando chi legge con tesi complottistiche etc etc...
Sono una studiosa e quindi voglio condividere delle letture che possono dare una mano ad acquisire consapevolezza degli interessi in gioco e a ragionare prima di schierarsi senza se e senza ma contro un nemico che può essere anche simbolicamente inventato.
Molto spesso la realtà è più complessa di ciò che vorremmo.
Ci sono interessi di potere in gioco, ma c'è anche la nostra vita. Difendiamola aumentando il sapere e forse saremo in grado di non rifare gli errori di un passato che non è poi così lontano (per noi italiani e per noi europei).
Primo consiglio di lettura: Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo e aggiungo questo video che mi è piaciuto molto per la chiarezza con cui viene spiegato il pensiero di Hannah
E una breve citazione che può invogliare alla lettura Nulla è caratteristico dei movimenti totalitari in genere, e della qualità della fama dei loro capi in specie, come la sorprendente rapidità con cui questi sono dimenticati e la sorprendente disinvoltura con cui sono sostituiti
Il secondo consiglio è il libro di Eric Hobsbawm e Terence Ranger, L'invenzione della tradizione con anche qui una breve citazione-riassunto Le tradizioni che ci appaiono, o si pretendono antiche, hanno spesso un'origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta. [...] In genere le nazioni moderne, con tutto il loro armamentario (simboli nazionali, nazionalismo, storie nazionali, stato nazionale...) pretendono di essere l'opposto della novità, si dichiarano radicate nell'antichità più remota, non richiedono altro che l'autoaffermazione.
L'unico consiglio che mi sento di dare per poter creare una società più egualitaria che tenga conto delle differenze culturali, linguistiche, di usi e costumi, ... è quello di scrollarci di dosso l'etnocentrismo e la superbia di essere chi porta la democrazia nel mondo perché l'ha inventata ...
E' arrivato il momento che anche io scriva qualcosa rispetto a ciò che è avvenuto a Parigi il 7 gennaio.
Visto che sono proprio qui a Parigi.
Visto che ci ho pensato molto.
Visto che ne parlano tutti e allora perché sottrarsi?
Non farò il riassunto di ciò che è successo, né tantomeno voglio schierarmi pro o contro illuminando chi legge con tesi complottistiche etc etc...
Sono una studiosa e quindi voglio condividere delle letture che possono dare una mano ad acquisire consapevolezza degli interessi in gioco e a ragionare prima di schierarsi senza se e senza ma contro un nemico che può essere anche simbolicamente inventato.
Molto spesso la realtà è più complessa di ciò che vorremmo.
Ci sono interessi di potere in gioco, ma c'è anche la nostra vita. Difendiamola aumentando il sapere e forse saremo in grado di non rifare gli errori di un passato che non è poi così lontano (per noi italiani e per noi europei).
Primo consiglio di lettura: Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo e aggiungo questo video che mi è piaciuto molto per la chiarezza con cui viene spiegato il pensiero di Hannah
E una breve citazione che può invogliare alla lettura Nulla è caratteristico dei movimenti totalitari in genere, e della qualità della fama dei loro capi in specie, come la sorprendente rapidità con cui questi sono dimenticati e la sorprendente disinvoltura con cui sono sostituiti
Il secondo consiglio è il libro di Eric Hobsbawm e Terence Ranger, L'invenzione della tradizione con anche qui una breve citazione-riassunto Le tradizioni che ci appaiono, o si pretendono antiche, hanno spesso un'origine piuttosto recente, e talvolta sono inventate di sana pianta. [...] In genere le nazioni moderne, con tutto il loro armamentario (simboli nazionali, nazionalismo, storie nazionali, stato nazionale...) pretendono di essere l'opposto della novità, si dichiarano radicate nell'antichità più remota, non richiedono altro che l'autoaffermazione.
L'unico consiglio che mi sento di dare per poter creare una società più egualitaria che tenga conto delle differenze culturali, linguistiche, di usi e costumi, ... è quello di scrollarci di dosso l'etnocentrismo e la superbia di essere chi porta la democrazia nel mondo perché l'ha inventata ...
05/12/14
nude e zitte
Oggi ho visto un video incredibile!
In Inghilterra hanno fatto un esperimento molto interessante: per sei mesi hanno ritagliato tutte le figure - maschili e femminili - presenti sul Sun, il famoso giornale sportivo.
Risultati: di donne sportive non ne esiste neanche una (stando alle immagini)
Le donne sono tutte in posa, gli uomini ritratti mentre vivono
Le donne molto spesso sono nude, gli uomini no
Mi chiedo, cosa succederebbe, a fare un esperimento simile in Italia
Anzi qualcuno lo dovrebbe fare per capire, fatti alla mano, quali sono i messaggi che veicolano i nostri giornali.
Perché l'immagine controlla i nostri pensieri.
E il nostro immaginario stimola atteggiamenti e comportamenti.
E giudizi.
E noi viviamo *anche* in funzione di questi giudizi.
Chi vuole *ancora* le donne nude e zitte?
Chi vuole *ancora* le donne soprammobili e statuine?
Ribelliamoci, noi diamo la vita. Noi siamo vita!
In Inghilterra hanno fatto un esperimento molto interessante: per sei mesi hanno ritagliato tutte le figure - maschili e femminili - presenti sul Sun, il famoso giornale sportivo.
Risultati: di donne sportive non ne esiste neanche una (stando alle immagini)
Le donne sono tutte in posa, gli uomini ritratti mentre vivono
Le donne molto spesso sono nude, gli uomini no
Mi chiedo, cosa succederebbe, a fare un esperimento simile in Italia
Anzi qualcuno lo dovrebbe fare per capire, fatti alla mano, quali sono i messaggi che veicolano i nostri giornali.
Perché l'immagine controlla i nostri pensieri.
E il nostro immaginario stimola atteggiamenti e comportamenti.
E giudizi.
E noi viviamo *anche* in funzione di questi giudizi.
Chi vuole *ancora* le donne nude e zitte?
Chi vuole *ancora* le donne soprammobili e statuine?
Ribelliamoci, noi diamo la vita. Noi siamo vita!
02/12/14
L'eterno primo passo
Qualche giorno fa volevo scrivere un post sulle eterne polemiche che hanno accompagnato - nell'ordine - il 25 novembre Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, la polemica sull'astronauta Samantha Cristoforetti e i like al femminicida Cosimo Pagnani. Probabilmente lo farò più avanti, ora mi preme parlare di un problema fondamentale che attanaglia la vita di noi donne: primeggiare.
Non so se c'avete mai fatto caso, ma le notizie sulle donne hanno spesso questi titoli
"La donna più..."
"La donna meno..."
"La prima donna a..."
Non esistono le donne nella media. Bisogna sempre, per far parlare di sé, eccedere in qualcosa. Bello o brutto non importa. L'importante è l'eccentricità.
Ti credo poi che si dice *luogo comune pieno di retorica* che le donne non fanno gruppo, non sono veramente amiche.
La società le vuole sole e fa di tutto per strutturare il loro immaginario in questa direzione.
Quanti film, libri, testi teatrali sono costruiti su un uomo conteso tra due donne? Le donne non hanno altro legame se non quello con l'uomo. Senza l'uomo pare non possano esistere.
E invece noi donne abbiamo bisogno di fare gruppo, di sostenerci reciprocamente. Ma anche di costruire e rafforzare una genealogia che ci dia forza. Perché essere la prima può essere gratificante, ma è anche snervante e difficoltoso rifare, ripensare, ridiscutere ciò che è già stato fatto.
Chiunque prenda il potere in una società cerca nella storia che l'ha preceduto un contatto, un legame che giustifichi appunto la presa del potere. Noi donne invece preferiamo continuare a pensare di "essere state le prime a pensare, a fare"... certo che ci sono le prime a fare qualcosa ma la loro esperienza deve essere poi integrata e, magari superata, ma prima di tutto riconosciuta e fatta agire sopratutto di fronte alle difficoltà che possiamo incontrare. Altrimenti ogni nostro passo in avanti diventerà un passo indietro tra qualche tempo. E non ci sarà accumulo di esperienza e di ragionamento sulle esperienze fatte.
E' nella genealogia e nel gruppo la nostra forza, nel ricordarci che non siamo sole e che le reti distrutte dal patriarcato si possono sempre ricostruire.
06/11/14
XII Non Tradirsi
Visto che qualche tempo fa avevo scritto il post XI Non attendere questo nuovo post, proprio perché va nella stessa direzione, ha il numero seguente, il XII.
Ieri ho avuto la mia prima conversazione accademica in francese: lettura critica del testo di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé (Une chambre à soi) e condivisione sulla base di ciò che viene detto in questo libro di una mia ricerca di qualche anno fa per un convegno su donne e cinema muto in Inghilterra.
Ciò che voglio condividere ora con voi è la sensazione di poter portare le nostre ricerche, il nostro pensiero in ogni contesto anche se ci può essere una difficoltà di comunicazione derivata dalla differenza linguistica (e dalla differenza che l'uso di una lingua piuttosto che di un'altra esercita sul nostro pensiero).
Al posto di preoccuparsi delle differenze linguistiche, dovremmo preoccuparci di un altro aspetto fondamentale nel nostro stare e agire nel mondo: il non tradirsi. Come scriveva giustamente Virginia Woolf "sottomettersi ai decreti dei misuratori è il più servile degli atteggiamenti. Finché desiderate, scrivete ciò che desiderate scrivere questo è tutto ciò che conta. Ma sacrificare un capello della testa della vostra visione, una sfumatura del suo colore, per riguardo a qualche rettore con un vaso d'argento in mano, o a qualche professore con un metro nascosto nella manica, è il più vile tradimento."
Quindi portate avanti le vostre ricerche, i vostri pensieri, i vostri desideri anche se sembrano non essere sostenuti, siate coerenti con voi e qualcosa succederà fuori e dentro di voi! E soprattutto non abbiate paura di condividerli col mondo intero, c'è sempre un modo per far passare le nostre idee e, trovarlo, aiuta a raffinare ciò che stiamo dicendo e, a volte, a migliorarlo!
Ieri ho avuto la mia prima conversazione accademica in francese: lettura critica del testo di Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé (Une chambre à soi) e condivisione sulla base di ciò che viene detto in questo libro di una mia ricerca di qualche anno fa per un convegno su donne e cinema muto in Inghilterra.
Ciò che voglio condividere ora con voi è la sensazione di poter portare le nostre ricerche, il nostro pensiero in ogni contesto anche se ci può essere una difficoltà di comunicazione derivata dalla differenza linguistica (e dalla differenza che l'uso di una lingua piuttosto che di un'altra esercita sul nostro pensiero).
Al posto di preoccuparsi delle differenze linguistiche, dovremmo preoccuparci di un altro aspetto fondamentale nel nostro stare e agire nel mondo: il non tradirsi. Come scriveva giustamente Virginia Woolf "sottomettersi ai decreti dei misuratori è il più servile degli atteggiamenti. Finché desiderate, scrivete ciò che desiderate scrivere questo è tutto ciò che conta. Ma sacrificare un capello della testa della vostra visione, una sfumatura del suo colore, per riguardo a qualche rettore con un vaso d'argento in mano, o a qualche professore con un metro nascosto nella manica, è il più vile tradimento."
Quindi portate avanti le vostre ricerche, i vostri pensieri, i vostri desideri anche se sembrano non essere sostenuti, siate coerenti con voi e qualcosa succederà fuori e dentro di voi! E soprattutto non abbiate paura di condividerli col mondo intero, c'è sempre un modo per far passare le nostre idee e, trovarlo, aiuta a raffinare ciò che stiamo dicendo e, a volte, a migliorarlo!
01/11/14
La paura di essere brutte
Da un paio di giorni vorrei scrivere qualcosa sulla bellezza / bruttezza perché una serie di associazioni mentali si stanno facendo largo nella mia mente.
Tutto è partito dalla visione di questo video che mi ha commossa.
Lizzie Velasquez è nata con una malattia rara che non le permette di acquistare peso ed è considerata così brutta - in un mondo che comunque ha fatto della magrezza un sinonimo di bellezza - da essere stata definita dai suoi compagni di liceo "La donna più butta del mondo".
Allora mi sono messa a guardare le foto profilo delle amiche dei miei cuginetti adolescenti. Ed è un continuo esporsi per ricevere gli agognati "mi piace" sinonimo di popolarità e apprezzamento su Facebook.
Poi mi sono detta "effettivamente lo faccio anche io" perché nasconderlo. Perché continuare a far credere che voglio apparire superiore solo perché ho il doppio della loro età? Perché non ammettere che comunque in ciò che facciamo, diciamo, scriviamo c'è la ricerca di un'approvazione sociale - non di tutta la società, ma di quella che sentiamo più affine, più vicina, più legata a noi?
La risposta a questi miei interrogativi l'ho trovata in un libro che sto leggendo in questi giorni, La donna serpente di Angela Giallongo. C'è un interessante passaggio sull'affinità tra bruttezza e cattiveria che voglio riportare qui: "l'analogia del brutto con il male risale ai Greci". Ecco io credo che questa analogia ce la portiamo dentro da tutti questi secoli e ci orienta nella ricerca di essere considerate belle. E' un discorso che riguarda soprattutto le donne, che solo a un certo punto della Storia sono diventate ideale di bellezza. O meglio alcune donne, quelle che rientrano nel canone di bellezza stabilito dalla società patriarcale in cui vivono.
Per le altre vale ancora l'assioma: bruttezza / cattiveria. E infatti le donne brutte sono innanzitutto invidiose delle donne belle e invidiose di tutto, perché a loro la bellezza è stata negata. l'iconologia di Cesare Ripa riporta questa definizione per l'invidia: "una donna vecchia, brutta, dal corpo asciutto, dagli occhi biechi, scapigliata con serpi al posto del capelli e che di velen colma la lingua, né mai sente piacer alcun se non dell'altrui lutto e che vede l'altrui ben con occhio torto"
L'invidia è vecchia per la lunga, antica, inimicizia con la virtù.
E' magra perché lentamente si macera e si consuma.
Ha serpenti al posto dei capelli per i cattivi pensieri e per il veleno che sparge e semina.
Allora io penso che si debba partire dalla decostruzione di questi stereotipi e di questo legame bruttezza/invidia/cattiveria per poter liberare l'espressione di ognuno di noi. Un buon suggerimento nel frattempo ce lo da la stessa Lizzie nel finale del video quando a proposito delle cattiverie e degli insulti ricevuti dice "Ho usato la loro negatività per accendere la mia passione".
Tutto è partito dalla visione di questo video che mi ha commossa.
Lizzie Velasquez è nata con una malattia rara che non le permette di acquistare peso ed è considerata così brutta - in un mondo che comunque ha fatto della magrezza un sinonimo di bellezza - da essere stata definita dai suoi compagni di liceo "La donna più butta del mondo".
Allora mi sono messa a guardare le foto profilo delle amiche dei miei cuginetti adolescenti. Ed è un continuo esporsi per ricevere gli agognati "mi piace" sinonimo di popolarità e apprezzamento su Facebook.
Poi mi sono detta "effettivamente lo faccio anche io" perché nasconderlo. Perché continuare a far credere che voglio apparire superiore solo perché ho il doppio della loro età? Perché non ammettere che comunque in ciò che facciamo, diciamo, scriviamo c'è la ricerca di un'approvazione sociale - non di tutta la società, ma di quella che sentiamo più affine, più vicina, più legata a noi?
La risposta a questi miei interrogativi l'ho trovata in un libro che sto leggendo in questi giorni, La donna serpente di Angela Giallongo. C'è un interessante passaggio sull'affinità tra bruttezza e cattiveria che voglio riportare qui: "l'analogia del brutto con il male risale ai Greci". Ecco io credo che questa analogia ce la portiamo dentro da tutti questi secoli e ci orienta nella ricerca di essere considerate belle. E' un discorso che riguarda soprattutto le donne, che solo a un certo punto della Storia sono diventate ideale di bellezza. O meglio alcune donne, quelle che rientrano nel canone di bellezza stabilito dalla società patriarcale in cui vivono.
Per le altre vale ancora l'assioma: bruttezza / cattiveria. E infatti le donne brutte sono innanzitutto invidiose delle donne belle e invidiose di tutto, perché a loro la bellezza è stata negata. l'iconologia di Cesare Ripa riporta questa definizione per l'invidia: "una donna vecchia, brutta, dal corpo asciutto, dagli occhi biechi, scapigliata con serpi al posto del capelli e che di velen colma la lingua, né mai sente piacer alcun se non dell'altrui lutto e che vede l'altrui ben con occhio torto"
L'invidia è vecchia per la lunga, antica, inimicizia con la virtù.
E' magra perché lentamente si macera e si consuma.
Ha serpenti al posto dei capelli per i cattivi pensieri e per il veleno che sparge e semina.
Allora io penso che si debba partire dalla decostruzione di questi stereotipi e di questo legame bruttezza/invidia/cattiveria per poter liberare l'espressione di ognuno di noi. Un buon suggerimento nel frattempo ce lo da la stessa Lizzie nel finale del video quando a proposito delle cattiverie e degli insulti ricevuti dice "Ho usato la loro negatività per accendere la mia passione".
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